header
×

L'opera di F. Vattioni

Il profilo che meglio caratterizza l’attività multiforme di F. Vattioni è quello filologico-linguistico. Questa passione ha animato la sua indagine critica, iniziata come esegeta, commentatore e traduttore. In particolare, come biblista egli si preoccupò sempre di ricostruire anzitutto l’intero processo di trasmissione dei testi da studiare, privilegiando quelli più problematici (per esempio l’Ecclesiastico), sui quali, al suo tempo, i ritrovamenti di nuove attestazioni iniziavano a portare nuova luce, e ne affrontò lo studio attentamente, con la dedizione del filologo attento a non tralasciare alcuna testimonianza, ma anche con il distacco necessario per evitare facili entusiasmi. Si è trattato, perciò, in più casi di un contributo importante, finalizzato a entrare autorevolmente nel dibattito critico o a fornire spunti ad altri studi. La sua notorietà internazionale è dovuta però principalmente all’attività di studioso di epigrafia giudaica e semitica, cioè aramaica antica e siriaca, nabatea e palmirena, e alla sua passione per l’Africa Romana, in virtù della quale egli si dedicò con particolare interesse alle iscrizioni fenicio-puniche.

Il volumetto celebrativo. L’opera di Francesco Vattioni è rievocata in un volumetto in memoriam curato da amici del Dipartimento di Scienze storiche e filologiche della sede bresciana dell’Università Cattolica, grazie al contributo di colleghi dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Ai vari interventi si affianca la riedizione di un celebre saggio dello stesso Vattioni su Hatra, una sua nota biografica e la bibliografia completa dei suoi scritti. Il volumetto è attualmente accessibile anche da questa pagina web per gentile concessione dell’Editrice Paideia.

    di Giovanni Garbini

    “Monsignor” Vattioni (con questo titolo lo chiamavano i suoi allievi più affezionati) occupa nel quadro della recente semitistica italiana una posizione doppiamente rappresentativa. Su un piano socio-culturale egli rientra nel piccolo gruppo di religiosi cattolici che nella seconda metà di questo secolo hanno operato nell'università italiana: con Giorgio Raffaele CastellinoGiovanni Rinaldi e Luigi Cagni, Francesco Vattioni ha rappresentato una cultura orientalistica cattolica che ha saputo liberarsi di preoccupazioni confessionali pur senza rinunciare alle proprie convinzioni, lavorando con gli stessi strumenti critici usati da chi non e legato direttamente all'ambiente ecclesiastico. Dal punto di vista degli interessi scientifici, anche con la sua formazione prevalentemente biblica, Vattioni si è trovato quasi naturalmente inserito in quel tipo di studi semitistici che ha avuto in Sabatino Moscati (coetaneo di Vattioni e come lui alunno del Pontificio Istituto Biblico) il suo iniziatore e promotore (ricordo che in anni assai lontani Moscati mi disse di considerare Vattioni lo studioso non laico più vicino al nostro tipo di ricerche). II suo grande interesse per il materiale epigrafico e le innumerevoli indagini sulla civiltà fenicio-punica costituiscono una prova di questa sostanziale affinità, mentre acquista un valore emblematico il fatto che appena entrato nell’università Vattioni abbia incominciato a redigere annualmente quei Saggi di bibliografia semitica che proseguivano idealmente Ia Bibliographie semitique iniziata dallo stesso Moscati nel 1947 e poi portata avanti fino al 1960 dall'autore di queste righe.

    F. Vattioni era nato il 3 febbraio 1922 a Orzinuovi (Brescia): ordinato sacerdote nel 1945, dopo gli studi teologici consegui la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico nel 1952. Perle sue non comuni capacita di filologo biblico Vattioni fu chiamato a ricoprire incarichi di responsabilità e di prestigio: è stato condirettore per l"Antico Testamento de La Sacra Bibbia diretta da S. Garofalo per l'editore Marietti (1960). dal 1969 al 1971 uno dei revisori della traduzione ufficiale della Bibbia per incarico della Conferenza Episcopale Italiana (la quale peraltro preferì adottare, come testo base da elaborare, la Bibbia curata da E. Galbiati per la U.T.E.T.), direttore dell’edizione italiana della Bibbia di Gerusalemme per le Edizioni Dehoniane (1974). Dal 1958 al 1960 diresse Ia giovane Rivista Biblica (alla quale mi invitò a collaborare). In quegli stessi anni Vattioni incominciò ad estendere le sue ricerche a temi filologici e storico-religiosi relativi al Vicino Oriente antico, accostandosi cosi all'ambiente accademico italiano; nel 1967 ottenne la Iibera docenza in Filologia biblica, in seguito alla quale tenne dei corsi liberi nell'Università di Roma. Nel 1977 ebbe l'incarico di insegnamento per la Lingua e letteratura ebraica presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, disciplina di cui divenne titolare, dopo aver vinto il concorso. Dal 1 novembre 1980: lasciò l'insegnamento, per raggiunti limiti di età, il 31 ottobre 1992. Negli anni del periodo fuori ruolo Ia sua attività di ricerca prosegui instancabile, finché una crisi di asma, male di cui soffriva da tempo, lo costrinse a lasciare Roma per l'ospedale di Gussago (Brescia), dove si è spento il 13 dicembre 1995.

    F. Vattioni ha esordito negli studi come filologo biblico; non è ovviamente possibile valutare il suo contributo di biblista nell'ambito delle varie sedi, ricordate, che lo hanno avuto come direttore o consulente di edizioni della Bibbia; ma più che la traduzione e il commento ai libri di Samuele e Daniele nella Bibbia di S. Garofalo, inevitabilmente condizionati dalle esigenze editoriali, e il suo primo articolo – Nota a Zach. 12.11 –, apparso nel 1955, che già mostra compiutamente un metodo che tiene conto di tutta Ia tradizione testuale e che colloca la documentazione biblica nella sua giusta ambientazione storica. La fervida attività di ricerca dei testi e Ia perizia filologica di Vattioni si rivelano nella ricca serie di note puntuali sui testo biblico, sia ebraico sia greco o Iatino: tra i molti libri studiati, Genesi, Proverbi, Giobbe e Tobia hanno più di frequente attirato l'attenzione dello studioso, particolarmente attento al materiale di nuova acquisizione (Esodo nel 1960, frammenti latini vari 1975, Cantico Iatino e greco 1978, Tobia latino 1978, Giobbe latino 1988, Giobbe 1994). Oltre alla recente monografia su Giobbe, l'opera più importante in questo settore è certamente l'edizione critica del testo ebraico de l'Ecclesiastico, accompagnato dai testi greco, latino e siriaco (1968).

    Mi sia consentito ricordare l'udienza particolare concessa a Vattioni e allo scrivente da S.S. Paolo VI al quale fu offerta in omaggio Ia prima copia del libro, edito dall’Istituto Universitario Orientale di Napoli.

    L'inizio dell'insegnamento universitario provocò naturalmente una svolta anche negli interessi scientifici di Vattioni. Giunto all'Istituto Orientale esattamente nel momento in cui il titolare di Semitistica veniva trasferito in altra sede, Vattioni si trovò di fatto (e poco dopo anche istituzionalmente), a supplire un insegnamento a lui congeniale. Dal 1978 i lavori scientifici dello studioso saranno ormai prevalentemente semitistici, a partire dal primo Saggio di bibliografia semitica pubblicato appunto in quell'anno: a esso ne seguirono altri 16 (l'ultimo relativo al 1994-1995). II settore in cui più intensamente si è esplicata l'attività di Vattioni, infaticabile ricercatore di bibliografia, quello delle iscrizioni semitiche nordoccidentali: a partire dal 1965 studi generali e note specifiche si sono susseguiti ininterrottamente per un trentennio: Ia competenza di Vattioni spaziava dall'epigrafia ebraica a quella fenicio-punica, dall'aramaica antica alla siriaca, passando attraverso il materiale nabateo e palmireno: nel 1981 pubblico il corpus delle iscrizioni aramaiche di Hatra, aggiornato nel 1994 con una seconda monografia nella quale venivano trattati anche argomenti più generali attinenti alla storia e alla cultura della città. A Vattioni il mondo scientifico deve inoltre diversi utilissimi strumenti di lavoro: oltre all'insostituibile Bibliografia semitica, Ia bibliografia sistematica delle iscrizioni aramaiche (1969) con la raccolta delle iscrizioni aramaiche di Mesopotamia (1970) e quelle sui sigilli e le monete (1971): è tuttavia il corpus dei sigilli ebraici, più volte aggiornato (1969, 1971, 1978), e quello dei sigilli fenici (1981) che costituiscono tuttora un punto di  riferimento. Non meno meritori sono i lavori che, nell'ambito delle ricerche sul mondo punico, sono stati dedicati all'onomastica e che culminano nel repertorio onomastico desunto dallo spoglio sistematico delle iscrizioni greche e latine del Nordafrica (1979).

    Fin dai suoi primi lavori come biblista Vattioni ha sempre esaminato l’Antico Testamento collocandolo sullo sfondo delle culture del Vicino Oriente antico; dato anche il clima culturale in cui si sono sviluppati gli studi biblici in questa secolo (basti pensare alla “archeologia biblica”), il passaggio di uno studioso da filologo biblico a specialista delle culture semitiche antiche appare naturale, anche se non ovvio; ed è altrettanto naturale che il tramite sia stato l'interesse storico-religioso. Ed ecco gli studi sul dio Reshef (l965), su Baalshamem (1972 e 1973), sul sacrificio presso i Nabatei (1984), sul sangue come maledizione nelle iscrizioni greche e aramaiche e nelle fonti greche relative all'Asia Minore (1989). L'incontro di Vattioni con don Beniamino Conti, direttore del Centro StudiSanguis Christi, forni al professore che stava per salire sulla cattedra napoletana l'occasione per realizzare una iniziativa che rispondeva alle aspirazioni della studioso e che ha reso  largamente noto Vattioni nel mondo universitario italiano: le “Settimane” di studio sul sangue, progettate con una finalità teologica ma realizzate come una immensa ricerca storica e antropologica nella quale sono stati coinvolti teologi e professori universitari. Otto sono state le“Settimane”, dal 1980 al 1991, le prime con cadenza annuale, le ultime tre con cadenza biennale: “Sangue e antropologia” è il loro tema comune, incentrato inizialmente sulla Bibbia e progressivamente esteso alla patristica, alla liturgia, alla teologia. In questi convegni, i cui atti sono stati raccolti dal loro promotore in 21 grossi volumi dalla copertina purpurea, si sono trovati riuniti studiosi dalle molteplici specializzazioni e con le più diverse tendenze religiose e a-religiose, perché nessun collega si è voluto sottrarre all'amichevole invito dell'entusiasta prof. Vattioni. L'incontro sul terreno scientifico, degli studi teologici con quelli storici, antropologici e letterari coltivati nelle università laiche ha costituito un'esperienza, promossa da una singola persona, che si affiancava a quella che veniva realizzata, negli stessi decenni, dall'Associazione Biblica Italiana nel settore biblico: un'apertura del mondo cattolico verso la ricerca  storica: un'apertura a cui Ia morte di Vattioni e le ultime tendenze dell'ambiente biblistico ecclesiastico sembrano voler porre temine.

    Questo rapido disegno della figura scientifica di Francesco Vattioni non sarebbe completo se non si facesse almeno un accenno ai suoi interessi per il Nuovo Testamento e Ia patristica: questo specialmente in funzione di fonte di notizie. II volume Beatitudini, Povertà, Ricchezza, che nel 1966 raccolse, arricchendoli, diversi saggi pubblicati tra il 1961 e il 1963 sulla rivista Studi Sociali, ci rivela un Vattioni diverso, biblista (anche per il Nuovo Testamento) informatissimo e come sempre filologicamente puntiglioso: ma fortunatamente nello stesso 1963 cessò la collaborazione con gli Studi Sociali e iniziò quella con gli Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. *

    * Già in L. Cagni † (ed.), Biblica et Semitica. Studi in memoria di Francesco Vattioni (Dipartimento di Studi Asiatici. Series Minor LIX), Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1999 [i.e. 2000], xi-xiv.

     

    di Giovanni Garbini

    Francesco Vattioni nasce il 3 febbraio del 1922 a Orziznuovi (Brescia) e muore il 13 dicembre del 1995 a Gussago (Brescia). Ebbe la prima formazione culturale e teologica nel Seminario diocesano di Brescia; fu ordinato sacerdote il 17 marzo 1945. Dal 1946 visse a Roma; nel 1940 ottenne la licenza in Teologia dogmatica nel Pontificio Ateneo Angelicum, nel 1952 quella in Scienze bibliche nel Pontificio Istituto Biblico. Affiancando agli studi biblici quelli orientalistici, iniziati nella Facoltà Orientale di quest’ultimo, nel 1967 conseguì la libera docenza in Filologia biblica nell’Università italiana, dove percorse tutta la sua carriera accademica: tenne corsi di ebraico biblico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma per cinque anni, a partire dal 1968; dal 1977 al 1980 fu professore incaricato di Lingua e Letteratura ebraica biblica e medievale presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli ; vinto il concorso, divenne professore straordinario nel 1980 e ordinario nel 1983; fu collocato fuori ruolo nel novembre 1992.

    Le particolari doti intellettuali del giovane sacerdote lo destinavano a una brillante carriera nelle istituzioni ecclesiastiche nel settore degli studi biblici; a tale scopo nel 1946 fu inviato a Roma a frequentare, fino al 1952, i corsi del Pontificio istituto Biblico, dove insegnava, tra gli altri, Alberto Vaccari. Pochi anni dopo il conseguimento della licenza Vattioni occupava già posizioni di prestigio: dal 1958 al 1960 fu condirettore per l’Antico Testamento de La Sacra Bibbia diretta da Salvatore Garofalo per l’Editrice Marietti e direttore di Rivista Biblica; dal 1968 collaborò alla revisione della Vulgata per la Pontificia Commissione della Neo-Vulgata; dai1969 al 1971 fu nominato dalla Conferenza Episcopale Italiana tra i revisori della traduzione ufficiale della Bibbia; diresse il gruppo di biblisti che ha curato l’edizione italiana della Bibbia di Gerusalemme, promossa dalle Edizioni Dehoniane, adattando le note dell’edizione francese al testo italiano della CEI (1974).

    A fronte di tanta attività svolta in sedi di grande responsabilità, non trova riscontro un'adeguata posizione ufficiale dello studioso nelle istituzioni ecclesiastiche: nell’elenco dei collaboratori della Bibbia ufficiale della CEI Vattioni figura come «libero docente di Filologia biblica all’Università di Roma». In effetti, fin dal 1965 Vattioni affianca agli studi sulla Bibbia un filone di ricerche sulle antiche culture semitiche, cominciando da alcuni aspetti religiosi e concentrandosi poi sulle iscrizioni ebraiche, fenicie e aramaiche; in tale settore si affermò ben presto, diventando un’autorità nel campo del punico e dell’aramaico di Hatra. Tale attività di Vattioni divenne preponderante a partire dal 1977, quando entrò come professore nell’Istituto Orientale di Napoli, dove non era previsto l’insegnamento della Bibbia come disciplina autonoma. Occorre tuttavia rilevare che il nuovo indirizzo di studi fu probabilmente la conseguenza dell’impossibilità per Vattioni di proseguire il percorso al quale era stato destinato e che gli fu precluso da una serie di circostanze: la puntigliosità del suo carattere e il desiderio di lavorare in assoluta autonomia ebbero forse una parte nel mancato conseguimento del dottorato in Scienze bibliche. Gli studi biblici non furono però mai abbandonati da Vattioni nemmeno durante gli anni dell’insegnamento universitario.

    La produzione di Francesco Vattioni nel campo degli studi biblici non corrisponde all’ampiezza sterminata delle sue conoscenze. Curò la traduzione dei Libri di Samuele e di Daniele nella traduzione della Bibbia curata e diretta di Salvatore Garofalo;nella Bibbia di Gerusalemme si occupò personalmente di Genesi, Esodo, Levitico, Isaia, Salmi, Daniele, Galati, Efesini e Filemone; nel 1968 pubblicò la sua più importante monografia: Ecclesiastico, testo ebraico con apparato critico e versioni greca, latina e siriaca (Ed. Istituto Orientale di Napoli). L’ultimo saggio, Per il testo di Giobbe, apparso postumo nel 1996 come Supplemento n. 89 degli Annali dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, per il quale era previsto un eventuale seguito, è costituito dalla raccolta di innumerevoli varianti testuali greche, latine e talune siriache relative al libro in questione. Oltre a questi lavori vanno ricordati una cinquantina di articoli, in cui sono affrontati problemi testuali relativi a Genesi, Numeri, Cantico e specialmente Proverbi e Tobia, non senza qualche incursione in testi neotestamentari.

    L’aspetto che caratterizza Vattioni come biblista è l’importanza data all’indagine filologica del testo biblico: in questo è evidente l’impronta lasciata da Vaccari sul suo allievo. A cominciare dal suo primo lavoro, la Nota a Zach. 12,11 apparsa nel 1955 su Rivista Biblica, fino alla sua ultima fatica sul testo di Giobbe, la puntuale analisi filologica dei passi studiati non limitata, come spesso avviene, al solo testo masoretico ma estesa a tutta la tradizione manoscritta esistente e in particolare a quella greca e latina, costituisce il tratto dominante del lavoro scientifico di Vattioni. Questo tipo di indagine, che lo lega alla migliore tradizione filologica biblica italiana illustrata da un maestro insigne come Giovanni Mercati e trasmessa a Vattioni dall’insegnamento di Vaccari, nella seconda metà del Novecento lo ha messo in una posizione isolata a causa del nuovo indirizzo dato al Pontificio istituto Biblico dall’arrivo di docenti americani o che comunque condividevano le impostazioni metodologiche a base formalista diffuse negli Stati Uniti. La concretezza del dato testuale si accompagnava, in uno studioso come Vattioni, che era biblista e semitista a un tempo, all’esigenza di collocare la Bibbia e il suo mondo nel quadro storico delle antiche civiltà vicino-orientali: nascono cosi numerosi studi che mettono a confronto i dati biblici con quelli di altre culture. Tale esigenza era particolarmente sentita negli anni settanta da buona parte dei biblisti italiani, tanto che l’Associazione Biblica Italiana, a partire dal 1977, promosse una serie di convegni di studi veterotestamentari aperti anche ai professori delle Università italiane. Con un’iniziativa personale Vattioni fece qualcosa di analogo organizzando, con la collaborazione di Beniamino Conti, le sue “Settimane” dedicate ai vari risvolti del tema Sangue e antropologia. Dai 1980 al 1991 furono realizzati otto convegni presso il Centro Studi “Sanguis Christi”, dei Missionari del Preziosissimo Sangue a Roma, dove la Bibbia, oggetto specifico dei primi due, è largamente presente anche negli altri.

    Pubblicazioni

    I campi di ricerca e di studio di Francesco Vattioni sono la filologia ebraica biblica, l’epigrafia semitica e giudaica. Nel corso della sua attività scientifica ha pubblicato vari articoli e numerose recensioni su BiblicaRivista BiblicaHenochRevue de Qumran. Ha partecipato con relazioni e contributi a convegni, collane scientifiche e miscellanee. Ha promosso una serie di convegni e ne ha curato gli atti sul tema “Sangue e antropologia” nella Bibbia, nella teologia, nella liturgia. Ha curato la traduzione di alcuni libri dell’AT per La Sacra Bibbia diretta da Salvatore Garofalo ed edita da Marietti.

    Tra le pubblicazioni monografiche, edizioni di testi e studi ne segnaliamo un paio in ordine cronologico:

    • Ecclesiastico: testo ebraico con apparato critico e versioni greca, latina e siriaca (Pubblicazioni del   Seminario di Semitistica, Testi, l), Istituto Universitario Orientale, Napoli 1968.
    • Hatra, Istituto Universitario Orientale, Napoli 1994.
    • Per il testo di Giobbe (Supplemento agli Annali), Istituto Universitario Orientale, Napoli 1996. *

    * Già in R. Fabris et al. (eds.), Al primo posto le Scritture. Biblisti italiani del Novecento (Studi del Centro “A. Cammarata” 81), Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2014, 318-321.

    Copyright: Paideia Editrice, Brescia/Flero 2016
    Nome file
    progetti-brescia-OPERAdiVattioni.pdf
    Dimensione
    2 MB
    Formato
    application/pdf
    L’opera di Francesco Vattioni
    scroll-top-icon