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Mons. Francesco Vattioni

Nato a Orzinuovi (BS) il 3.02.1922
Ordinato sacerdote a Botticino Sera (BS) il 17.3.1945
Vicario parrocchiale a Gambara (BS) nel 1945
Residente a Roma presso il Convitto S. Carlo al Corso dal 1946 al 1993
Studioso e insegnante di Religione a Roma dal 1946
Canonico della basilica di S. Lorenzo in Lucina a Roma dal 1946
Licenziato in Teologia al Pontificio Collegio “Angelicum” nel 1948
Licenziato in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico nel 1952
Libero docente in Filologia biblica all'Università di Roma "La Sapienza” nel 1967
Consultore della Pontificia Commissione per la Neo-Vulgata nel 1967
Affidatario di Ebraico biblico all'Università di Roma "La Sapienza” dal 1968 al 1973
Affidatario della cattedra di Semitistica all'Istituto Universitario Orientale di Napoli dal 1975
Professore Incaricato (1977-1980), Straordinario (1980-1983) e Ordinario (1983-1992) di Lingua e Letteratura ebraica biblica e medievale all'Istituto Universitario Orientale di Napoli
Morto a Gussago (BS) il 13.12.1995
Sepolto a Orzinuovi il 16.12.1995

 

    Molti anni fa don Francesco (non era ancora “monsignore”, ma questo titolo non fu mai in uso tra noi, suoi colleghi ed amici), nel contesto del suo grande impegno negli studi, dichiarava di voler morire sui libri. Si riferiva a quelli biblici e a quelli affini, facenti loro corona. Mantenne fede al suo impegno e fu profeta della sua fine.

    Venne da Brescia a Roma per gli studi universitari teologici, biblici e vicino-orientali, che compi negli anni 1946-1952 all’Angelicum e all'Istituto Biblico. A Roma ottenne di porre la sua stabile dimora per i restanti 50 anni delta sua vita.

    Dal punto di vista dei titoli accademici non volle andare oltre la Licenza e ciò gli sbarrò l’accesso all’insegnamento negli atenei pontifici; si dedicò cosi all'insegnamento della religione nelle scuole statali, riservando ogni pomeriggio alla ricerca scientifica in importanti biblioteche romane: BiblicoScuola franceseVaticanaGermanico, ecc. Qui apparve sempre come un’ “istituzione” per la sua autorità scientifica. Lo fu anche dal punto di vista dell’immagine esterna: sempre in veste talare ed eternamente imbacuccato (cappotto, sciarpa, baschetto).

    F. Vattioni fu uno studioso fecondissimo, di grande spicco e di fama internazionale. I suoi titoli scientifici sono circa 200 e spaziano in tutti i campi delta semitistica. Molto apprezzati ed attesi furono i suoi Saggi di bibliografia semitica, che pubblicò annualmente negli Annali dell'Istituto Orientale di Napoli a partire dal 1983.

    Fece viaggi di studio in Libia, Tunisia e Iran.

    In campo biblico dedicò il suo impegno e la sua competenza alla preparazione dei 3 volumi di  Sacra Bibbia della Marietti, di cui fu anche condirettore (1960); alla revisione delta traduzione italiana delta Bibbia (1969.1971); alla preparazione della Neo-Volgata  (dal 1968); alla direzione dell’edizione italiana delta Bibbia di Gerusalemme (1974); all’edizione critica dei canti biblici del Salterio di Pontida (Vaticano latino 82) (1977).

    Nel 1967 ottenne la Libera docenza in “Filologia biblica” e la esercitò per cinque anni presso l'Università statale di Roma.

    So di avergli procurato una grande soddisfazione quando nel 1977 riuscii a farlo chiamare come docente di “Lingua e letteratura ebraica biblica e medievale” presso l’Istituto Orientale di Napoli , dove divenne presto professore ordinario. Ciò rappresentò il ben meritato coronamento delta sua intensa ricerca scientifica.

    Don Francesco fu uno spirito vivace e generoso, caratteristico per i suoi giudizi acuti e per il suo linguaggio incisivo, talvolta anche tagliente, con tutte le conseguenze del caso... Per questo fu amato da tutti coloro che ben lo conobbero, al di là della scorza. Solo alla fine si rinchiuse motto in se stesso, a causa del decadimento fisico, e si aperse solo con pochissimi. Ho conversato un’intera mattinata con lui, di molte cose, pochi giorni prima del suo ricovero in rianimazione.

    Lo ricordo con stima e nostalgia. Ora che è nella luce eterna, gli vorrei amichevolmente domandare se condivide ancora il suo deciso e reciso giudizio sui manoscritti di Qumran. Erano totalmente assenti dalla sua biblioteca personale e dai suoi manoscritti, che ho attentamente compulsato dopo il suo ritorno alla casa del Padre.*

    * Già in Notizie ABI XXVI n. 8 (1/1995) 29, e quindi ristampato in L. Cagni † (ed.), Biblica et Semitica. Studi in memoria di Francesco Vattioni (Dipartimento di Studi Asiatici. Series Minor LIX), Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1999 [i.e. 2000], ix-x.

     

    Mons. Francesco Vattioni, agli occhi degli amici ed estimatori, rappresenta una tipica figura di studioso ricercatore.

    Appassionato alla scienza biblica fin dagli anni del Seminario, poco dopo l'ordinazione sacerdotale, ricevuta a Botticino Sera il 17.3.1945, nella immediata e sofferta vigilia della fine della guerra, fu per alcuni mesi vicario parroc­chiale a Gambara; ma non tardò a chiedere al Vescovo, Mons. Tredici, che gli consentisse di seguire la sua vocazione.

    Si stabilì quindi a Roma, dove perfezionò i suoi studi presso il Pontificio Istituto Biblico.

    La residenza scelta, il Convitto di San Carlo al Corso, gli consentiva di fre­quentare con ammirata costanza la biblioteca dell'Istituto, dove (privilegio riservato a pochi studiosi) ebbe ben pre­sto un posto riservato; ma gli rese possi­bile anche coltivare amicizie all'interno di alcuni dicasteri di Curia. Delle notizie che gliene venivano si serviva come di sale per dar sapore al suo tenace attacca­mento agli amici di Brescia, con i quali si incontrava sia nella residenza romana, sia nelle visite periodiche alla sua terra.

    Il carattere sapidamente burbero di Don Francesco suggerì a qualcuno l'idea di paragonarlo a San Girolamo. Accostamento audace solo all'apparen­za, perché con il Santo, oltre all'amore viscerale per lo studio diuturno delle pagine bibliche, aveva in comune il trat­to, che a prima vista poteva apparire scostante, ma non faceva affatto velo all'amicizia e al piacere di prestarsi a soddisfare qualsiasi richiesta, soprattut­to se gli costava sacrificio.

    Questa caratteristica impreziosisce la sua memoria presso gli amici. Ma va doverosamente completata con un accenno specifico alla sua opera di stu­dioso, titolo che gli si addiceva già da giovane. Quando ancora si conquistava duramente la possibilità di mantenersi a Roma, i suoi primi scritti già lo facevano conoscere nel mondo accademico, spe­cialmente con una serie di articoli per riviste, che nel 1966 furono raccolti nelvolume Beatitudini, povertà, ricchezza.

    La competenza nelle lingue semiti­che, specialmente del gruppo occidentale, che spicca in quelle pagine, viene messa pienamente a frutto nel 1968 quando, presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli, pubblica l’Ecclesiastico. Testo ebraico con apparato critico e versioni greca, latina e siriaca.

    Qualche anno più tardi, nel 1975, questo lavoro costituì il titolo di merito principale per la   sua assunzione a docente nello stesso Istituto, presso il quale fu attivo fino al 1994.

    Ma, accanto alla valentia del filologo e del critico, di Mons. Vattioni va ricordato anche il servizio strettamente religioso reso alla comunità cristiana. Egli infatti fece parte del gruppo di traduttori che diedero alla Chiesa italiana la Bibbia della C.E.I. Inoltre fu promotore e animatore di una iniziativa che, durante una serie di anni, radunò periodicamente studiosi di varia provenienza, impegnandoli nell'approfondimento di un tema di notevole rilievo culturale e teologico: Sangue e antropologia. II frutto di quelle lezioni e comunicazioni, pubblicato per conto del Centro Studi “Sanguis Christi”, imponente, poiché abbraccia ben 19 volumi, pubblicati nel decennio 1981-1991.

    La stima, mai venuta meno, di Don Francesco per la sua terra si esprimeva anche nelle ricorrenti crisi di salute, che non ebbe mai particolarmente florida, allorquando si rifugiava fra di noi per le cure necessarie. Colto dall'ultimo attacco, volle esser portato una volta ancora a Gussago, all'lstituto Richiedei, dove già per l’addietro era stato rimesso in sesto. Giunto in coma nel nosocomio, non si riprese più. Riuscì solo a confidare il dispiacere di lasciare incompiuta l'impresa, a cui attendeva da tempo, di una edizione critica dei Settanta, la versione greca dell’Antico Testamento.

    * Già in Rivista della Diocesi di Brescia 85 (1995) 575-576.

     

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